SNITCHARE

Prima dell’inizio delle lezioni davanti al cancello di un liceo si svolge un efferato episodio di violenza giovanile, che porterà l’aggressore e l’aggredito, nonché i suoi compagni, come testimoni, davanti al Giudice.

Nell’attesa dell’interrogatorio del Giudice, i compagni di classe, sono in una sala d’attesa del Tribunale e dibattono con vedute differenti l’accaduto.

La vicenda riguarda una aggressione con il coltello per futili motivi.

Il Giudice delle indagini preliminari fa accomodare uno alla volta i ragazzi protagonisti della vicenda, cercando di comprendere la loro visione dei fatti. Samuele accusa Matteo, compagno di classe, di aver fatto la spia alla Professoressa di un compito copiato. Organizzando successivamente l’aggressione, con un coltello da cucina di dieci centimetri, ferendo sul dorso di una mano e al petto il compagno, scappando poi a piedi.

Il ragazzo in fuga, dopo aver corso qualche metro, si ferma in lacrime e contatta il 112 raccontando ciò che ha commesso. L’epilogo, riserva una sorpresa.

NOTE DI REGIA

Questo episodio solleva una serie di reazioni come fatto “inaccettabile e fallimentare della nostra società”. Samuele ha commesso una azione gravissima.

E’ evidente che il nichilismo insinuante, sta demolendo valori e riferimenti che la famiglia o la scuola da sola non riescono a recuperare. La società attuale forse è incapace di promuovere modelli positivi che contrastino la crescente cultura della violenza.

In questo caso il rancore è legato a motivi interiori del ragazzo? O tutto è riconducibile a una semplice punizione per l’episodio della spiata? Il sangue per terra e sulla maglietta del compagno di classe, fanno uscire il ragazzo dal videogioco in cui è caduto?

PROGETTO

Non è solo la rappresentazione di un lavoro teatrale realizzata con dieci adolescenti.

Quando ho iniziato a provare a leggere con i ragazzi il copione e poi a muoverci con le prove in piedi, ho fornito loro una versione asettica e molto legata alla cronaca di quanto successo.

Via via i ragionamenti condivisi, la modifica del linguaggio e le sensazioni che emergevano con il conoscerci mi hanno permesso di scoprire e riportare in copione sensazioni ed emozioni che i ragazzi anche involontariamente offrivano durante le prove.

Provare a scrivere per temi così complessi non è semplice. Soprattutto per chi come me si è cimentato principalmente nel contesto del teatro di commedie brillanti.

Ma l’emergere della violenza giovanile in modo ormai incontrollato e la maturità, hanno modificato il mio osservatorio artistico.

Questo mi ha spinto, non verso il teatro dichiaratamente di denuncia, ma verso quello dove può nascere il dibattito.

Spero di avere realizzato un lavoro di sperimentazione apprezzabile che coinvolge alla discussione i genitori quaranta/quarantacinquenni e gli addetti ai lavori.

Nelle varie repliche, prima dello epilogo-soluzione che propone il copione, abbiamo fermato il racconto per dare modo a chi era in sala di dibattere su come dovesse terminare questa vicenda.

Ne è nata una discussione animata ed in alcuni momenti anche concitata tra i presenti.

Da una parte giustizialisti e dall’altra chi  voleva dare un’altra possibilità all’accoltellatore.

Ritengo che questo prodotto debba essere distribuito il più possibile per dare modo di fare ragionamenti.

Una sorta di “Cineforum” che si usava nelle scuole dopo aver visto un film in classe, quando ero io giovanissimo.

“Snitchare” ha ottenuto nel Premio Mecenate 2025 il “Premio per il Sociale” e il 7 febbraio prossimo alle 18.30 ci contenderemo il Premio Colosseo 2025 della Federazione Italiana Teatro ed Arti, tra le tre compagnie finaliste.

                                                                                                           L’autore

                                                                                                 Riccardo Passalacqua