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MISFATTI COLPOSI

La vita piatta e borghese di Fabrizio e Anna, uno scrittore teatrale e un’avvocata, stancamente sposati da tempo, viene stravolta da una serie di reati e tradimenti compiuti senza che neanche loro stessi se ne rendano bene conto. Dei misfatti colposi, insomma. A un certo punto Cristina, la moglie del loro migliore amico, piomba in casa loro per chiedere aiuto per il divorzio, e la situazione diventerà poi ancora più ingarbugliata, fino al colpo di scena finale.
Un’esilarante commedia noir a base di corna, chianti e…cinghiale.

INDOVINA CHI CHATTA A CENA

Cosa succede quando le relazioni che si intrattengono per scherzo su internet cominciano a diventare qualcosa di più serio?
Lo scopriranno due famiglie un poco particolari: Arcibaldo, un professore di liceo e la sua insoddisfatta consorte Gertrude, e Gustavo, uno scrittore di romanzi spinti sposato con la dolce e ingenua Stella.
Quando anche Lucia, la nipote di Gertrude, e il misterioso Raffaello entreranno nella storia, tutto sembra andare per il peggio, ma alla fine…

CI CONOSCIAMO?

Una cena. Sette amici. Un gioco apparentemente innocente.
Una serata tra amici si trasforma in un viaggio ironico e spietato dentro le relazioni di oggi, dove i telefoni custodiscono segreti, verità inconfessabili e identità nascoste.
Tra risate, colpi di scena e tensioni che crescono momento dopo momento, lo spettacolo accompagna il pubblico in una domanda tanto semplice quanto scomoda: quanto conosciamo davvero chi abbiamo accanto?.
Interrogativi che lascio il posto ad un altro interrogativo:
Se i vostri telefoni finissero sul tavolo, sareste davvero tranquilli?
Venite a scoprirlo a teatro con “Ci Conosciamo?”.
Perché a volte basta una notifica per cambiare tutto.

L’ APPUNTAMENTO PERFETTO

Un appuntamento al buio. Semplice, no? Eppure basta una serata fuori controllo per trasformare il più innocente dei primi incontri in un vortice di equivoci, personaggi improbabili e colpi di scena che nessuno aveva messo in conto. Tra cameriere con troppa personalità, ospiti non invitati e scommesse che non tornano mai come dovrebbero, Andrea scoprirà che trovare l’amore è complicato. Trovarlo su Tinder, decisamente di più.
“L’appuntamento perfetto” è una commedia brillante e travolgente, che gioca con il caos del corteggiamento moderno per ricordarci che, a volte, anche l’appuntamento più storto può riservare qualche sorpresa.

E COME TETTO IL CIELO

Un debutto importante è in arrivo a fine marzo al Teatro San Pio di Roma: “E come tetto il Cielo”, intenso e vibrante spettacolo diretto da Manuela Mosciatti.

Una drammaturgia originale e inedita che affonda lo sguardo nelle pieghe più intime dell’animo umano, mettendo al centro la solitudine, la paura di guardarsi dentro e, nonostante tutto, quella forza ostinata e luminosa che ci spinge a voler vivere.

Laura e Lorenzo, amici legati da confidenze e silenzi, sono il fulcro attorno a cui si muovono personaggi inquieti, anime in bilico alla ricerca di un equilibrio interiore. Tra un bicchiere e l’altro di vino rosso, le loro serate si trasformano in confessioni a cuore aperto. Entrambi sospesi tra il desiderio di felicità e la necessità di fare i conti con i propri limiti e le proprie vulnerabilità, si confrontano con ciò che più li spaventa: se stessi.

Le insicurezze e la solitudine di lei. I conflitti di identità sessuale di lui. La vita che incalza, che preme, che chiede risposte. Il bisogno urgente di spezzare le catene che imprigionano il proprio “sentire”. Tutto si traduce in un viaggio attraverso abissi infernali che, passo dopo passo, si trasformano in consapevolezza. E poi in desiderio. In voglia di vivere alte vibrazioni, come uccelli liberati da una gabbia, finalmente pronti a spiccare il volo verso il cielo.

L’Inconscio della protagonista non è un semplice alter ego: è l’Inconscio stesso, vivo e pulsante, in continua oscillazione tra l’Es (impulso primordiale) e il Super Io, censore severo. È la parte più profonda e nascosta della mente umana, un archivio segreto in cui si custodiscono pensieri, desideri, ricordi e pulsioni che sfuggono alla percezione consapevole ma che influenzano ogni scelta, ogni emozione.

‘ A SCIGNA

‘A SCIGNA racconta il dramma sociale tragicomico, in dialetto napoletano, di una famiglia e di un figlio drogato.
Il testo affonda in un tema quanto mai scottante nella vita napoletana e in quella mondiale: il problema della droga. Dinanzi al dilagare dei giovani con la scimmia sulle spalle (come si dice nel gergo per i drogati) c’è un esercito di genitori che avanzano nel mondo alla maniera omerica, resi ciechi dal loro ideale di purezza incontaminata sognato per i loro ragazzi. Essi non vogliono vedere e, quando talora lo fanno, è ormai troppo tardi.
È questo il dramma di Francesco Tramontano, il protagonista della tragedia, un uomo della vecchia Napoli tutto d’un pezzo, perso dietro alle speranze grandiose per l’avvenire del figlio. E tanto è grande la speranza tanto è profondo l’abbattimento alla scoperta della verità sul figlio drogato, quasi tale da portarlo a una forma di momentanea follia.
È una pazzia oracolare quella stessa che permetteva alla Pizia di predire il futuro, che consente qui a Francesco di scoprire il passato e il senso stesso di un’intera vita.

3 CUORI IN AFFITTO

Janet e Chrissy sono due giovani coinquiline alle prese con affitti in ritardo, lavori precari e un padrone di casa inflessibile che vieta la convivenza mista. La loro routine viene sconvolta dall’arrivo di Jack: cuoco per necessità, ballerino per passione e genio dell’improvvisazione. Da un incontro casuale nasce una convivenza segreta che dà il via a una valanga di bugie, equivoci e situazioni sempre più surreali. Tra visite inattese, un amico marpione, una donna fin troppo intraprendente e una moglie molto più sveglia del marito, l’appartamento diventa il cuore di un vortice comico irresistibile, dove nulla è come sembra e ridere è inevitabile.

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IL CAPPELLO DI CARTA

Ambientato tra l’estate e l’inizio dell’inverno del 1943 e narra la storia, in un modesto interno della periferia romana, di una famiglia operaia, immigrata dalla Sicilia da anni. La vicenda, con un dialetto siculo – romano, vede protagonisti Carlo, un nonno autoritario, muratore in pensione ed un pò svanito, il figlio Leone che ha ereditato da lui il mestiere di muratore, la nuora Camilla che non sopporta più le stranezze del vecchio, la figlia Anna, vedova e in cerca di sistemazione, il nipote Candido che vorrebbe far altro invece che sporcarsi con la calce, la nipote Bianca alle prese con la stagione dell’amore ed il suo pretendente Remo, amico a sua volta del fratello. Battute esilaranti, di estrema semplicità e tanto realismo caratterizzano la prima parte dello spettacolo. Poi la Storia, quella con la s maiuscola prede il sopravvento e la famiglia di nonno Carlo si troverà costretta ad affrontare in prima persona gli effetti devastanti dell’occupazione tedesca della città ma non perderà mai la sua umanità e la sua vogliadi aprire alla vita

AMORE AD ALTA QUOTA

“Amore ad alta quota” è una commedia frizzante e scoppiettante che racconta le disavventure di un uomo che cerca di mantenere in equilibrio la sua vita sentimentale tra imprevisti e malintesi. Situazioni surreali e colpi di scena rendono questa storia un mix irresistibile di risate e confusione. Preparati a un viaggio di emozioni… senza sapere mai cosa aspettarti!

SNITCHARE

Prima dell’inizio delle lezioni davanti al cancello di un liceo si svolge un efferato episodio di violenza giovanile, che porterà l’aggressore e l’aggredito, nonché i suoi compagni, come testimoni, davanti al Giudice.

Nell’attesa dell’interrogatorio del Giudice, i compagni di classe, sono in una sala d’attesa del Tribunale e dibattono con vedute differenti l’accaduto.

La vicenda riguarda una aggressione con il coltello per futili motivi.

Il Giudice delle indagini preliminari fa accomodare uno alla volta i ragazzi protagonisti della vicenda, cercando di comprendere la loro visione dei fatti. Samuele accusa Matteo, compagno di classe, di aver fatto la spia alla Professoressa di un compito copiato. Organizzando successivamente l’aggressione, con un coltello da cucina di dieci centimetri, ferendo sul dorso di una mano e al petto il compagno, scappando poi a piedi.

Il ragazzo in fuga, dopo aver corso qualche metro, si ferma in lacrime e contatta il 112 raccontando ciò che ha commesso. L’epilogo, riserva una sorpresa.

NOTE DI REGIA

Questo episodio solleva una serie di reazioni come fatto “inaccettabile e fallimentare della nostra società”. Samuele ha commesso una azione gravissima.

E’ evidente che il nichilismo insinuante, sta demolendo valori e riferimenti che la famiglia o la scuola da sola non riescono a recuperare. La società attuale forse è incapace di promuovere modelli positivi che contrastino la crescente cultura della violenza.

In questo caso il rancore è legato a motivi interiori del ragazzo? O tutto è riconducibile a una semplice punizione per l’episodio della spiata? Il sangue per terra e sulla maglietta del compagno di classe, fanno uscire il ragazzo dal videogioco in cui è caduto?

PROGETTO

Non è solo la rappresentazione di un lavoro teatrale realizzata con dieci adolescenti.

Quando ho iniziato a provare a leggere con i ragazzi il copione e poi a muoverci con le prove in piedi, ho fornito loro una versione asettica e molto legata alla cronaca di quanto successo.

Via via i ragionamenti condivisi, la modifica del linguaggio e le sensazioni che emergevano con il conoscerci mi hanno permesso di scoprire e riportare in copione sensazioni ed emozioni che i ragazzi anche involontariamente offrivano durante le prove.

Provare a scrivere per temi così complessi non è semplice. Soprattutto per chi come me si è cimentato principalmente nel contesto del teatro di commedie brillanti.

Ma l’emergere della violenza giovanile in modo ormai incontrollato e la maturità, hanno modificato il mio osservatorio artistico.

Questo mi ha spinto, non verso il teatro dichiaratamente di denuncia, ma verso quello dove può nascere il dibattito.

Spero di avere realizzato un lavoro di sperimentazione apprezzabile che coinvolge alla discussione i genitori quaranta/quarantacinquenni e gli addetti ai lavori.

Nelle varie repliche, prima dello epilogo-soluzione che propone il copione, abbiamo fermato il racconto per dare modo a chi era in sala di dibattere su come dovesse terminare questa vicenda.

Ne è nata una discussione animata ed in alcuni momenti anche concitata tra i presenti.

Da una parte giustizialisti e dall’altra chi  voleva dare un’altra possibilità all’accoltellatore.

Ritengo che questo prodotto debba essere distribuito il più possibile per dare modo di fare ragionamenti.

Una sorta di “Cineforum” che si usava nelle scuole dopo aver visto un film in classe, quando ero io giovanissimo.

“Snitchare” ha ottenuto nel Premio Mecenate 2025 il “Premio per il Sociale” e il 7 febbraio prossimo alle 18.30 ci contenderemo il Premio Colosseo 2025 della Federazione Italiana Teatro ed Arti, tra le tre compagnie finaliste.

                                                                                                           L’autore

                                                                                                 Riccardo Passalacqua